Emilio Resisti! Presidio in solidarietà a Trento, verso il corteo nazionale a Cremona

alcuni italiani

Riportiamo il comunicato degli antifascisti cremonesi sull’attacco squadrista di domenica 18 gennaio, e di seguito l’appuntamento a Trento in solidarietà con Emilio e verso la manifestazione antifascista a Cremona del 24.

Emilio, un compagno di tante lotte e tante battaglie, è in ospedale in coma farmacologico con una emorragia cerebrale estesa a causa di un assalto squadrista al centro sociale Dordoni di Cremona.
L’attacco premeditato e scientificamente organizzato dai fascisti di CasaPound cremonesi, in combutta con altri militanti di estrema destra provenienti da fuori città, ha trovato una risposta determinata da parte dei compagni presenti nel centro sociale, ma purtroppo Emilio è stato colpito alla testa da diverse sprangate.
I fascisti si sono accaniti sopra ad Emilio fino a quando è stato portato in sicurezza all’interno del centro sociale; è stata, tuttavia, immediatamente chiara la gravità del suo stato di salute.
Infame è stato il comportamento della polizia che ha semplicemente identificato gli assaltatori e successivamente, per permettere loro di andarsene indisturbati, ha violentemente caricato il presidio di antifascist* radunatesi sul posto.

Per esprime totale vicinanza e solidarietà con Emilio è stata indetta:
Lunedì 19 gennaio una giornata nazionale di mobilitazione diffusa nei territori
Contro squadristi, polizia e istituzioni conniventi:
SABATO 24 GENNAIO CORTEO NAZIONALE ANTIFASCISTA, determinato, autodifeso e militante con la parola d’ordine: chiudere subito tutte le sedi fasciste!
CONCENTRAMENTO ORE 15.00 davanti al CSA DORDONI (via Mantova 7/A, ex foto Boario, parcheggio dello stadio)

Pagherete caro! Pagherete tutto!
#Emilioresisti

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Anche a Trento conosciamo bene la natura squadrista di CasaPound, che dopo l’apertura della sede a Madonna Bianca si è resa protagonista di decine di aggressioni in città.

A Maggior ragione riteniamo doveroso portare la nostra solidarietà a Emilio e alle compagne e ai compagni di Cremona. Pertanto, verso il corteo di sabato 24, invitiamo tutt* le/gli antifascist* a un:

PRESIDIO IN SOLIDARIETA’ GIOVEDI’, 22 ORE 18.00, Via Verdi (davanti a Sociologia)

Assemblea Antifascista – trentoantifascista.noblogs.org

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12 dicembre di lotta a Trento: racconto della giornata

Mattina: spezzone auto organizzzato al corteo per lo sciopero generale indetto da FLC, CGIL E UIL.

notav_liberi_tutti

L’esigenza, nata all’interno dell’Assemblea Antifascista ma condivisa da un giro più ampio di persone,era quella di scendere in strada attraversando la piazza dei sindacati confederali per dare un esempio pratico di autorganizzazione, portare in strada il rifiuto della logica razzista della guerra fra poveri che serpeggia anche in Trentino e ricordare l’imminente sentenza nel processo che vede imputati sette notav per il danneggiamento di un compressore nel cantiere del Tav in Val di Susa nel maggio del 2013; l’accusa di terrorismo per Claudio, Niccolò, Chiara e Mattia, da poco estesa a Francesco, Lucio e Graziano, è fin da subito apparsa chiaramente un attacco all’intero movimento notav e alle sue pratiche.
Uno spezzone autorganizzato di una cinquantina di persone, con tante bandiere notav e due striscioni <<12 dicembre 1969 – 2014: terrorista è lo Stato. NoTAV liberi!>> e <<Nessuna pace fra le classi, nessuna guerra fra poveri>>, si è ritagliato da sè un proprio spazio in un corteo altrimenti del tutto svuotato di senso e di contenuti, utilizzato esclusivamente per l’autorappresentazione dei sindacati, che hanno optato per un percorso breve che ha solo lambito il centro città.
Imbrattamenti ai danni di tutte le agenzie immobiliari, le banche, le telecamere e i compro-oro e la sede RAI regionale lungo il percorso del corteo si sono svolti senza prese di distanza da parte degli altri manifestanti. Sui muri sono comparse decine di scritte che ricordavano la strage di Piazza Fontana e ribadivano la solidarietà ai compagni sotto processo, e un grande murales “No TAV LIBERI” fa ora mostra di se sul muro esterno di un’ex caserma della polizia.
Qualche passante si è anche unito allo spezzone, così come alcuni iscritti alla CGIL, evidentemente con un idea diversa di lotta da quella della dirigenza del loro sindacato.
Assieme ai volantini distribuiti sono stati affissi decine di manifesti in solidarietà ai notav sotto processo e delle successive iniziative (il presidio antifascista della sera e la parata notav del giorno dopo).
Arrivati al Commisariato del Governo, senza nessuna intenzione di sentire i comizi delle dirigenze confederali, lo spezzone – tallonato senza troppa convinzione dal servizio d’ordine sindacale – si è allontanato per le vie del centro, ancora una volta con i propri contenuti e senza chiedere permessi e autorizzazioni, per poi sciogliersi davanti alla facoltà di Sociologia da dove era partito.

Sera: mobilitazione antifascista.

La strage di Milano, come quella di Bologna, ci ricorda chi è il terrorista e chi la sua manodopera.

La strage di Milano, come quella di Bologna, ci ricorda chi è il terrorista e chi la sua manodopera.

In mattinata era arrivata la notizia dell’annulamento del convengno su Almirnante, promosso da Cristiano De Eccher e altri rigurgiti fascisti al Palazzo della Regione. La motivazione: ragioni di ordine pubblico e non certo la contrarietà delle istituzioni al dare spazio a De Eccher, detentore dei timer della bomba scoppiata il 12 dicembre a Piazza Fontana, nel giorno dell’anniversario della strage. Si è mantenuto comunque l’appuntamento indetto precedentemente alle 19.00 in Piazza Dante, di fronte al Palazzo della Regione, sapendo anche dell’intenzione dei fascisti di di Fratelli d’Italia (Fd’I) di aprire la propria sede in passaggio Zippel.
Dopo alcuni interventi nella piazza dove si svolgeva anche un altro presidio promosso da alcune realtà cittadine pure mobilitatisi contro la provocazione, il concentramento antifascista è diventato un corteo di alcune decine di persone.
Passando da Piazza Duomo si arriva a Piazza Pasi, a vista della sede di Fratelli d’Italia, ovviamente protetta dalle forze di polizia, dove si rimane per un ora, per informare i passanti della vicenda e far capire ai fascisti in doppiopetto di Fd’I che nessuna provocazione passerà inosservata e senza risposta.
Con slogan e volantini si è ricordata la responsabilità dello Stato nelle stragi di ieri e la sua connivenza anche attuale con i gruppi neofascisti.
Si è saputo poi che gli sparuti militanti di fratelli d’Italia (sei persone tra cui la Presidentessa Marika Poletti , che fieramente mostra in alcune foto la sua svastica tatuata sulla caviglia) nel momento in cui il presidio diventava un corteo e si spostava in centro, hanno pensato bene di andare alla Regione per provocare gli antifascisti presenti, stando ben nascosti dietro il cordone delle forze dell’ordine, che gli hanno poi scortati lontano dalla piazza.

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DA ROMA a TRENTO: Stato, mafia, fascisti e (il) capitale

Sono indagini della magistratura e come tali prendiamo le informazioni con le pinze, ma alcune informazioni ci permettono di arrivare ad alcune conferme e a tentare di abbozzare un tentativo di analisi.

L’inchiesta “Mondo di mezzo” che in questi giorni occupa le prime pagine dei giornali porta alla luce l’esistenza di un’ organizzazione di stampo mafioso che conferma ciò che viene quotidianamente ripetuto nei bar e nelle osterie. Quei discorsi solitamente definiti qualunquisti e semplificatori, ma che pare corrispondano per l’ennesima volta a realtà: “è tutto un magna magna“, “si fanno solo gli affari loro e dei loro amici” etc.

Ciò che colpisce in questa melma maleodorante che emerge è il forte coinvolgimento di diversi ex militanti dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari, un’organizzazione armata neofascista che teorizzava e praticava lo spontaneismo armato fra gli anni ’70 e ’80), fra cui Massimo Carminati, uomo di raccordo con la malavita romana, in particolare con quella che fu la banda della Magliana, conosciuto dai più come colui che ha ispirato”il Nero” in Romanzo Criminale.

Gli ex Nar Riccardo Brugia, Fabio Gaudenzi e Mario Corsi, il “colletto bianco” e già avanguardista Riccardo Mancini, il “nazista” Gennaro Mokbel, il commercialista Marco Iannilli, piuttosto che il consigliere regionale e figlio della tradizione missina Gramazio junior, il già militante della Destra sociale e quindi “manager” a comando in Enav e Technosky Fabrizio Testa. Anche l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è indagato, lui che pochi giorni fa dopo il pogrom di Tor Sapienza era in piazza contro il degrado delle periferie, negli anni in cui è stato primo cittadino di Roma era stato spesso accusato di avere assunto all’interno di aziende municipalizzate ex picchiatori neri e vecchi amici dal comune passato fascista nelle file missine. Basta ricordare l’assunzione del 2012 per un incarico di consulenza esterno dell’ex Nar Maurizio Lattarulo oppure l’assunzione all’Ama nel 2009 di Stefano Andrini, ex picchiatore fascista.

Vecchi rapporti di amicizia fra camerati che dagli anni 70 al 2014 sono stati tenuti uniti dalla brama di denaro e di guadagno ad ogni costo: corrompendo, intimidendo, pestando.

Il filo che da sempre unisce padroni, politici, fascisti ed affaristi di ogni genere e colore politico trova a Roma la propria apoteosi. Una rete di rapporti che evidenzia come il partito degli affari sia trasversale, considerato che anche esponenti del Partito Democratico sono coinvolti nella gara a chi si intasca più soldi.

In questo pantano di corrotti, fascisti ed affaristi, anche il Trentino entra in gioco.

Il 3 luglio 2014 a Roma viene ucciso nel quadro di un probabile regolamento di conti interno Silvio Fanella, il cassiere di Gennaro Mokbel (indagato in quest’ultima inchiesta), anch’egli legato agli ambienti del neofascismo romano. Accusato dell’omicidio del cassiere è Giovanni Battista Ceniti, ex membro di Casa Pound rimasto ferito nell’agguato che ha portato all’omicido di Fanella. Ceniti, secondo la ricostruzione del giornale “il Fatto Quotidiano” e riportato su questo blog ancora a Luglio, ha in passato frequentato in modo costante le cittadine trentine di Arco e Riva del Garda, realtà quest’ultima in cui da vari anni è consolidata la presenza dell’organizzazione fascista CasaPound .

Per gli smemorati, ricordiamo che non è la prima volta che un fascista legato a Casa Pound è autore di un omicidio: ricordiamo l’assassinio dei due uomini senegalesi uccisi a Firenze dal fascista Gianluca Casseri il 13 dicembre 2011.

Mafia, Stato e affari

Vediamo per l’ennesima volta come il partito trasversale degli affari agisce. I Padroni e i loro servi non si pongono limiti etici se si tratta di fare profitto: si può lucrare su ogni cosa: sugli immigrati, sugli zingari, sullo spaccio di droga, sulla corruzione, sullo smaltimento di rifuti tossici.

Di giorno si fanno i soldi sugli immigrati e sui progetti legati ai campi nomadi, di notte si guadagnano i voti sugli stessi, con attacchi incendiari e pogrom contro rifugiati stranieri, come successo recentemente nel quartiere di Tor Sapienza a Roma.

Per noi questi fatti non rappresentano motivo di stupore, siamo sempre stati consapevoli della funzionalità dei fascisti vecchi e nuovi per il potere. A questo punto si tratta di rispedire al mittente la paura nella quale Potere e mezzi di informazione vogliono farci vivere.

Le menzogne che ci raccontano sul degrado, sull’immigrato o sullo zingaro appaiono nella loro totale assurdità. I responsabili delle condizioni di vita sempre peggiori in cui siamo costretti vivere emergono con sempre maggiore chiarezza: sono gli stessi che a Roma con la mano destra facevano il saluto romano e con la sinistra intascavano le mazzette, sono gli stessi che costruiscono il proprio consenso politico sulla paura incitando alla guerra fra poveri.

I discorsi servili portati avanti dalla Lega Nord e dai suoi alleati di Casa Pound si confermano come la ricetta dei padroni per distogliere l’attenzione degli sfruttati dalle vere cause della propria condizione (aumento spese militari, affitti esorbitanti, case sfitte, sfruttamento del lavoro, precarietà, cure mediche sempre più costose) e per indirizzare la rabbia popolare verso i più poveri.

Anche in un inchiesta come questa emerge la statura morale dei fascisti, in doppiopetto o meno: forti con i deboli e complici con i forti.

Il nemico è chi vota le guerre e non il profugo che da queste scappa.

Il nemico è chi ha reso la casa un lusso con affitti e costi insostenibili e non chi le case le occupa.

I nemici sono i padroni che sfruttano e non i lavoratori che si ribellano.

Terrorista è chi devasta i territori e non chi si oppone alla distruzione delle proprie valli

E’ ora che la paura cambi di campo, invitiamo tutti a partecipare allo spezzone auto-organizzato del 12 dicembre a Trento, ritrovo ore 9 in via Verdi di fronte alla Facoltà di Sociologia, per indirizzare la rabbia nell’unica direzione giusta possibile:

verso l’alto, contro i padroni e i loro servi.

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